mercoledì 2 aprile 2014

L'ultima cena, prima di cena...

Una proposta per bimbi e genitori
 
 
Una visita guidata al Cenacolo vinciano
domenica 11 maggio, ingresso alle ore 18.45.
Il ritrovo sarà alle ore 18.00
davanti alla chiesa di Santa Maria delle Grazie in corso Magenta
per iniziare la visita parlando di Leonardo e della Milano di allora.
 
 
I bimbi a patire dai 6 anni
con gli adulti che li vorranno accompagnare
potranno ammirare il dipinto di Leonardo da Vinci
realizzato nell'antico refettorio del monastero domenicano.
 
 
I posti totali a disposizione sono 25
La permanenza all'interno della sala con l'Ultima Cena dura obbligatoriamente 15 minuti
Per informazioni sulle tariffe e prenotazioni
cell 3779478119 - Sara

mercoledì 5 marzo 2014

PUNTO LINEA SUPERFICIE

 
Ancora una mostra milanese: a Palazzo Reale, fino al 27 aprile, si potrà visitare “KANDINKSY - La collezione dal Centre Pompidou”.
 
Wassily Kandinsky, oltre alle sue opere, ci ha lasciato anche degli scritti: i più noti sono “Lo spirituale nell’arte” e “Punto linea superficie”. Da quest’ultimo si possono trarre idee per attività divertenti da fare per conto proprio. Provando in tanti modi, ad esempio, a raffigurare il punto.
 
Ecco cosa scrive Kandinsky sul punto: “Se pensato in astratto o immaginato, il punto è idealmente piccolo, idealmente rotondo. E’ un cerchio idealmente piccolo. Ma, sia le sue dimensioni, sia i suoi limiti sono relativi. Nella sua forma reale il punto può assumere un numero infinito di figure: la sua forma circolare può diventare dentellata, può sviluppare un’inclinazione verso altre forme geometriche e, infine, verso altre forme libere”. Questo suo libro, del 1926, è quasi un trattato di geometria, da cui emergono con poesia le considerazioni del Kandinsky artista. Le linee ed i punti formano composizioni via via sempre più complesse e movimentate ricordando il silenzio, la musica, la natura, l’architettura e tutto ciò che l’uomo visivamente o graficamente prova a rappresentare.
 
Le astrazioni di Kandinsky si possono provare anche a casa, uscendo dal formato bidimensionale tipico della sua produzione, prendendo in prestito la tecnica del collage e dell'assemblaggio da altri movimenti artistici. Ecco qualche idea per creare un punto: disegni o scarabocchi di forma circolare, bottoni di diverse dimensioni, pezzettini di scotch, impronte di piccole dita passate nel colore, tracce lasciate dai tappi di sughero usati come timbrini e altro ancora. Per chi vorrà provare ad equilibrare la composizione utilizzando anche le linee, ecco la possibilità di usare cannucce, fili di lana, fettucce di cotone, stelle filanti... La linea potrà essere retta, curva, spezzata, mista o anche molto movimentata. Per Kandinsky la linea nasce dal punto in movimento ed equivale alla rappresentazione stessa del movimento. Provare a rappresentare, anche solo disegnandole, delle linee "in fuga" o "in arrivo" (come farlo spetta ad ognuno, Kandinsky la sua idea in merito l'aveva), fa capire che cosa intendesse l'artista. Consigliato ai bambini "di tutte le età"!

martedì 14 gennaio 2014

Van Gogh Alive: le mostre impossibili e la voglia di sdraiarsi a terra per ammirare un cielo stellato


 
Milano non è nuova agli allestimenti delle mostre impossibili: esposizioni nelle quali non sono presenti le opere d’arte originali, ma loro fedeli riproduzioni a scopo didattico. Nella mostra impossibile su Caravaggio del 2011, ad esempio, il supporto che meglio si prestava era il pannello retroilluminato, che consentiva di riprodurre al meglio il gioco di luci tipico del grande artista e contemporaneamente trasmettere la bellezza delle opere d’arte, in scala 1:1, riunendole tutte in un luogo dove gli originali (tutti gli originali insieme! I Caravaggio non si prestano volentieri…) non sarebbero mai potuti trovarsi uno accanto all’altro nello stesso momento. Una sorta di catalogo dell’artista, ma non su libro stampato: attraverso le riproduzioni delle opere in formato reale si poteva attraversare una raccolta di "fotografie" dettagliatissime, nel formato originale dell'opera.

Le tecnologie al servizio delle mostre impossibili possono essere molteplici, il che ci porta a Van Gogh: fino al 9 marzo 2014 alla fabbrica del Vapore di Milano, in via Procaccini, è in corso la mostra - che forse sarebbe più utile chiamare installazione - Van Gogh Alive. In una sala in penombra, su grandi schermi che campeggiano su tutte le pareti, su torri e sul pavimento, vengono proiettate contemporaneamente le opere di Van Gogh, suddivise per epoche e temi. Si è letteralmente circondati da immagini (disegni, dipinti, riproduzioni delle numerose lettere scritte nel corso della sua tormentata esistenza) che in qualche caso particolare, grazie alle animazioni, prendono anche vita: nei campi di grano ondeggiano spighe e in un momento particolarmente drammatico volano i corvi. Varie musiche (da Beethoven alle colonne sonore cinematografiche) accompagnano la visione delle opere, ingrandite.
La proiezione segue un criterio cronologico, con un andamento a ciclo continuo: in qualunque momento si entri nella sala, lì inizia il proprio personale percorso nella vita di Van Gogh. Il passaggio di tre grandi pennelli carichi di colore, proiettati su pareti e pavimento, segna la ripresa delle proiezioni dall’inizio dell’attività artistica di Van Gogh, dai disegni dei minatori che volle seguire in veste di guida spirituale come aspirante religioso, condividendo la vita sacrificata e difficile di quelle famiglie, passando per la svolta pittorica e l'amore per il colore, senza mai dimenticare le condizioni disagiate dei lavoratori più umili, fino alle fasi conclusive nei ricoveri per la cura della sua salute psichica.

Eccezionali fra le frasi autografe proiettate a commento dei dipinti, quelle che meglio dimostrano la consapevolezza dell’artista: profetizza che un giorno la gente si sarebbe accorta che il valore delle sue opere supera di molto quello del colore utilizzato per dipingerle e che l’artista del futuro si sarebbe rapportato solo al colore, senza curarsi del disegno. Interessante osservare la sua calligrafia nelle lettere: molto rigorosa quella delle lettere scritte su carta intestata “Goupil” (la casa di mercanti d'arte per cui ha lavorato prima di diventare artista egli stesso) e via via sempre più libera negli scritti successivi. Emozionanti, fra le altre, le proiezioni in contemporanea su tutti i pannelli dei rami di ciliegio in fiore, dipinti quando il fratello divenne padre, e quella della notte stellata. Di grande impatto la visione in contemporanea di tutti gli autoritratti.

L’atmosfera nella sala è magica: i bambini si siedono sui pannelli a terra, seguono le forme proiettate, danzano al suono della musica che accompagna le opere. Anche molti adulti sono seduti, qualcuno si sdraia usando la propria borsa come cuscino e si perde nella contemplazione o forse nei propri pensieri.

E’ utile rivedere il ciclo delle proiezioni più volte, poiché nella sala scorrono sui pannelli diverse opere contemporaneamente e, pur cogliendo l’unità stilistica e tematica dei vari comparti, non ci si sofferma facilmente sull’osservazione di una in particolare. La tecnica delle proiezioni consente di vedere ingrandimenti e dettagli, il che rende ancora di più l’idea della mostra impossibile, dato che le opere riprodotte sono circa 3000.
 
Da vedere: in un momento di pausa da soli, con gli amici in libera uscita, con la famiglia nel fine settimana per rilassarsi, con una persona con cui si ha voglia di ammirare il cielo stellato. Lo scopo delle mostre impossibili, che non può ovviamente essere quello di proporre gli originali delle opere, è da cercare nella possibilità, attraverso questi strumenti di riproduzione dell'arte, di avvicinare e incuriosire il visitatore/spettatore e far maturare il desiderio di ammirare le opere originali, nel loro formato, nel luogo dove sono conservate.

www.vangoghalive.it
 
 

lunedì 4 novembre 2013

Le prossime date a disposizione per le visite guidate alla mostra 
"Pollock e gli irascibili"

Sabato 23 novembre ore 16.30

Sabato 30 novembre ore 16.30

(Ritrovo 15 minuti prima davanti alla biglietteria della mostra).

Le visite guidate sono rivolte a bambini a partire dai 6 anni di età e alle loro famiglie.

I costi includono la prenotazione, i biglietti di ingresso, il sistema di microfonaggio (obbligatorio per gli adulti) e la visita guidata.

La prenotazione è obbligatoria al numero 3779478119
(anche per informazioni). 

Perché "irascibili?" - Pollock e gli altri.

I pittori presi in considerazione da questa mostra, che si apre con opere di Pollock ma prosegue con interessanti risvolti che riguardano principalmente l'espressionismo astratto, vennero definiti "irascibili" dal quotidiano americano Herald Tribune nel 1950 in seguito alla pubblicazione di una lettera da loro firmata e presentata al New York Times. La lettera si rivolgeva al presidente del Metropolitan Museum di New York ed era stata scritta come reazione al l'esclusione di questi artisti decisamente innovativi da una importante mostra che in quell'anno avrebbe celebrato, proprio al Metropolitan Museum, l'arte contemporanea americana. La mostra era stata annunciata nel maggio del 1950 e pochi mesi dopo, nel gennaio del 1951 la rivista Life pubblica una fotografia emblematica: quella dei 15 irascibili vestiti in completo da banchiere (Pollock al centro, seduto di tre quarti).

La mostra di Palazzo Reale si apre con la proiezione del testo della lettera degli irascibili e con la visione dettagliata della fotografia di Life, scattata dalla fotografa Nina Leen. A completare il gruppo, inclusa negli irascibili compare anche una donna: Hedda Sterne di cui in mostra si può ammirare il dipinto intitolato "New York, NY 1955" realizzato con aerografo e smalto su tela. Le linee che si intrecciano fanno pensare alle nuove architetture che stanno sorgendo nella grande metropoli, certamente diversa dal contesto da cui la pittrice proviene: la Romania degli anni Trenta.

Portare bambini alla mostra? 

Si, per vedere insieme ai genitori, oltre alle opere di Pollock, quelle di Mark Tobey (Universal Field, 1949) per chi ha un linguaggio segreto tutto suo e si cimenta anche in una scrittura inventata, fatta di segni grafici appaganti, che qualche volta forse sono anche uno sfogo. Per perdersi nel blu di Helen Frankenthaler (Blue Territory, 1955) dove i colori nelle scale dei blu, dei gialli e dei verdi si fondono in maniera istintiva con un caldo arancione che illumina e sembra creare la forma di un cuore. Per sedersi con calma davanti ai dipinti di Rothko, triste pittore che invece di dar sfogo ai colori come Helen Frankenthaler cerca l'equilibrio formale e "riordina" le superfici pittoriche in rettangoli di differenti dimensioni. In uno di questi dipinti è presente un colore scuro quasi nero che, si sa, ai bambini può piacere ma anche creare disturbo e inquietudine a seconda del momento emotivo che si sta attraversando. Per esperienza posso dire che è bene "non avere paura del nero", ma provare a sintetizzarlo spiegando che forse quel giorno Mark, il pittore, si sentiva triste, ma era senz'altro più allegro quando ha dipinto i rettangoli blu, giallo e verde (c'è anche un po' di magia in questo quadro, poiché i primi due colori mescolati fra di loro generano il terzo). 

Dato che nel titolo della mostra è presente l'irascibilità, potrebbe essere interessante suggerire ai bambini di sfogare la rabbia quando arriva, se se la sentono, col disegno e col colore. Sarà interessante notare cosa accade quando arriva la calma (anche qualche giorno dopo, magari), come cambiano le forme e i colori e se si può dare insieme un titolo ai dipinti.

Per comprendere invece le prime sale, quelle dedicate a Jacskon Pollock, è bene fare un tuffo nel passato della sua vita artistica, quando non era ancora il genio del "dripping" (i suoi dipinti più famosi sono quelli in cui fa colare il colore puro su grandi tele disposte sul pavimento, utilizzando gli spazi di un vecchio fienile riadattato a studio). In mostra sono presenti disegni degli anni '30 eseguiti a matita e pastello che non è esagerato, per una volta, definire come rappresentazioni di "demoni interiori" e che ricordano il periodo in cui l'ispirazione di Pollock si alimentava anche dell'arte dei murales messicani (conobbe e apprezzò il pittore Jose Clemente Orozco). Arriva al dripping anche attraverso la conoscenza di un tipo di arte praticata dai nativi americani nota come sand painting, fatta di simboli dal significato profondo e sacro, ma soprattutto fatta di una gestualità che ha importanza proprio come parte del momento creativo. L'importanza della gestualità, del far colare il colore sulla tela "danzando" attorno al dipinto, sono il cardine dell'opera di Pollock per quando riguarda il dripping. E se è bello osservare l'opera n.27 immaginando Pollock mentre fa sgocciolare i colori e li sceglie, alla fine della sezione a lui dedicata ci si può sdraiare su un divano circolare creato per l'occasione e ammirare le gocce di pittura che cadono dall'alto grazie ad un video che lo ritrae al lavoro. 

Torno al nero per un altro suggerimento artistico: i colori puri, specialmente quelli dei pastelli a cera, spiccano sui fogli da disegno neri creando effetti inaspettati. L'opera di Pollock intitolata "Number 17, 1950 / Fireworks", ne è un esempio dal punto di vista cromatico, anche se realizzata con olio, smalto e pittura di alluminio su pannello nero. Un momento per disegnare o dipingere a colori su foglio nero è consigliabile a tutti, grandi e piccoli.

domenica 22 settembre 2013

Coming soon: "Pollock e gli Irascibili"

Chi conosce bene la storia milanese mi chiede: "ma la mostra è su Pollock oppure Pollack?". Partiamo fugando i dubbi: la mostra prende in considerazione l'espressionismo astratto americano del dopoguerra, quindi si parla proprio di uno dei più noti esponenti dell'action painting, Jackson Pollock. Tuttavia nella storia dell'arte milanese è giusto ricordare il meno noto ma atrettanto valoroso Pollack, allievo dell'architetto Giuseppe Piermarini (che progettò per questa illustre città, fra gli altri edifici, il Teatro alla Scala e il Palazzo Reale in cui si svolge proprio la mostra di cui si parla). Il suo allievo Leopold Pollack si è occupato di progettare la bellissima villa Belgiojoso Bonaparte - e annesso giardino all'inglese - nell'attuale via Palestro, oggi sede di una collezione museale davvero ricca e interessante, nota come GAM (Galleria di Arte Moderna) luogo ideale dove andare a passeggiare con i propri piccoli fra sculture neoclassiche e grandi dipinti. Anche di questo ci sarà modo di parlare, e anche qui vi posso con piacere accompagnare.

Saluto il bravo Pollack, architetto asburgico col desiderio di coltivare giardini all'inglese, e mi reimmergo nel più bel corso monografico di arte contemporanea che ho seguito all'università, quello su Jackson Pollock, classe 1912, americano del Wyoming con la passione per il colore e, successivamente, per l'arte dei nativi americani, in particolare il sand painting.

La tecnica che sperimentò e che lo rese celebre, il dripping (cioè il far gocciolare il colore sulla tela) si basa sull'utilizzo del colore puro e di strumenti di vario genere che si sostituiscono ai pennelli. La spontaneità è la regina incontrastata nella realizzazione di queste opere, e in mostra sarà possibile ammirare il grande dipinto "Number 27" eccezionalmente prestato dal Whitney Museum di New York, da cui provengono circa 60 opere esposte a Palazzo Reale.

Fra gli altri artisti presenti in mostra un posto speciale è riservato a Mark Rothko, anche lui innamorato del colore, anche lui, come Pollock, aiutato e incoraggiato da Peggy Guggenheim. Rothko realizza grandi campiture di colore e lavora principalmente sugli accostamenti cromatici. Mi sono emozionata quando l'ho "rivisto" nella serie Mad Men, appeso nello studio di Bert Cooper. Anche se lì per fiction, ed eseguito da un fortunato e bravo scenografo, era un inconfondibile Rothko.

Attendo di poter visionare presto la mostra per poter accompagnare curiosi, bambini e famiglie. Intanto consiglio a tutti di praticare un po' di action painting. Sono sufficienti un telo di cellophane da piazzare sul pavimento di casa o meglio ancora in cortile (se volete dipingere indoor fate sparire il tappeto persiano ricordo della nonna oppure rendetelo sacro con il vostro sand-color-painting), un grande foglio di carta ad esempio carta da pacco marrone oppure fogli bianchi reperiti in colorificio, barattoli di tempera e qualche oggetto che ispira manualità, ad esempio cucchiai di legno recuperati in cucina, pezzi di filo di ferro, o anche pennelli, da intingere nel colore e far gocciolare. Pollock usava spesso latte di colore molto economico e, girando attorno alla sua tela posizionata a terra, faceva colare il colore creando addirittura delle combinazioni di forme simili ai frattali. Sperimentare questo tipo di pittura aiuta a scaricare energia e ritrovare vitalità, ma soprattutto permette di accedere ad una mostra di eccezionale qualità artistica senza domandarsi troppo per quale ragione degli schizzi di colore su un pezzo di tela si trovino in un museo. Passare attraverso l'arte con il corpo, e non solo con gli occhi e la testa, aiuta molto a comprenderla.

Conto di potermi rimettere presto a scrivere di questa mostra. Sul perchè, ad esempio, questi pittori furono chiamati "irascibili".